brunori sas

Brunori Sas, Pin Up, Mosciano Sant’Angelo (TE), 24 marzo 2017 – Recensione di Michela Angeletti

Lo ascolto almeno dal 2010: non capisco che vuole tutta sta gente che si sveglia ora amante di Brunori Sas!

Presunzione.

Il 24 marzo sono andata al concerto a Mosciano (TE); un concerto rivoluzionario.
Premessa: probabilmente sarò poco obiettiva, ma vi voglio raccontare come è andata.
Già per me era strano dover comprare il biglietto, dover andare in un’altra regione, dover fare la fila per entrare, dover mostrare il contenuto del mio zainetto in simil-pelle, non poter stare in prima fila (ma ho trovato un posto decisamente migliore): tutte cose nuove per un concerto di Brunori sas, secondo me.

Nell’attesa per l’inizio del concerto mi guardavo intorno: famiglie intere, gente di ogni età, e tantissima. Ma comunque persisteva in me sempre lo stesso pensiero: “questo ragazzino avrà 13 anni, che e vuole capire??”.
Presunzione, ancora.

Con in lieve ritardo ecco che salgono sul palco Dario e gli altri, ed ecco pure le prime note che incendiano la platea. Urla, applausi e un coro unico: “La verità / è che ti fa paura / l’idea di scomparire“. Sì, fa una grande paura, talmente tanta paura che la canto. Anche io, subito, mi mescolo con la folla che non è divisa tra chi ascolta Brunori da diversi anni e chi lo conosce da pochissimi mesi; canto e non mi importa se le ragazze dietro di me sbagliano una parola del testo. In fondo anche Dario si dimentica il testo proprio sul secondo pezzo, L’Uomo Nero. Con una carica pazzesca da parte del gruppo la scaletta diventa, anche se prevedibile seguendo alla perfezione le tracce di A Casa Tutto Bene, entusiasmante. Quindi si continua con la finta leggerezza del secondo singolo estratto e si urlano insieme “Canzoni che ti salvano la vita/che fanno dire “no, cazzo, non è ancora finita!”/Che ti danno la forza di ricominciare/che ti tengono in piedi quando senti di crollare“: le canzoni di Brunori sono esattamente questo. E si avanza senza possibilità di interruzione passando per Lamezia-Milano e l’attaccamento alla vita, quella vita che, con un gesto efferato, Dario decide di togliere al suo amore non corrisposto con Un Colpo di Pistola, fino a giungere alle considerazioni circa La Vita Liquida.
Brunori Sas
Ma poi una sorpresa, Brunori mi fa un regalo: un’attentissima selezione di cinque pezzi provenienti dalla trilogia dei Volumi. Dario si scatena cantando “si può nascere ancora un’altra volta” tanto che alla fine, con il fiatone e la sua solita ironia, ci annuncia che quello che canta non è vero, che lui è morto definitivamente. Ma mente, perchè continua a farci emozionare con le liriche così sentite, ballare con ritmi piacevoli, divertire con le sue battute da appena quarantenne apparentemente cinico. Ma soprattutto fa commuovere e sulle note di Una Domenica Notte mi rendo nuovamente e inequivocabilmente conto di quanto i testi di Brunori siano veri; lui ci mette veramente tutto di sé e non si può, non si deve far altro che immedesimarcisi: se fossi stata nel buio della mia cameretta probabilmente avrei pianto (“ma la conosci bene questa sensazione? / è una specie di ottimismo senza una ragione…”) .
E con in balzo si torna “A Casa“. Dario, chiusa la trilogia, toglie i vestiti da Italian Dandy che canta canzoni ironiche, per indossare le vesti di un torero, un campione spagnolo, un romantico Don Chisciotte che, per quanto sia cosciente che la realtà sia una merda, in modo stonato sa che può cambiarlo, partendo da sé, con “un pugno di poesie”. Niente cinismo. Disilluso sicuramente, ma cinico no di certo. E il Brunori-Don Chisciotte è talmente calato in quest’età moderna, che a volte è superficiale, “un po’ pecora e un po’ maiale”; altre volte buonista e accomodante e si trasforma in un Don Abbondio; come tutti, in realtà.

E si arriva senza sosta al bis, e intanto il mio pensiero è cambiato, “se Brunori avesse fatto un concerto 20 anni fa, probabilmente i miei mi ci avrebbero portato, come hanno fatto per quello di Branduardi”.
La mia rivoluzione: chi se ne frega se c’è gente che ha conosciuto Brunori questa sera, l’importante è che lo conosca!
L’inizio della fine del concerto non mi rattrista. Ovvio, mi piacerebbe star lì ad ascoltare tutti gli altri pezzi che non sono stati fatti, ma va bene così, tanto qualcosa di veramente bello è successo. La presunzione se n’è praticamente andata; so che domani, questa notte, o già tra mezz’ora probabilmente sarò di nuovo la solita, ma mi godo questo stato di grazia, ora (“Arrivederci tristezza / oggi mi godo la mia tenerezza / perché non durerà”).

Sicuramente il live di questo tour è meno scanzonato rispetto ai precedenti, più impegnato anche nella selezione della scaletta, nei nuovi arrangiamenti di pezzi vecchi, ma è questo quello che chiede il nuovo disco che, se vogliamo, è più politico, più maturo nel senso vero del termine; e non poteva essere altrimenti. Ad esempio, sentire come ha riarrangiato Rosa, in chiave estremamente rock, più arrabbiata, mi ha veramente messo di fronte una realtà, quella di gente che ancora se ne deve andare dal suo paese per trovare lavoro. Rosa, quindi, non è più una storiella triste, ma una realtà devastante. Dario continua ad essere autobiografico, ma questa volta si entra proprio nella sua testa: canta di paure quotidiane, paure soprattutto sue, paure basilari, quindi dei suoi bisogni che, andando a guardare bene, sono estremamente simili anche ai miei. Per questo anche io sono capace di emozionarmi ad un suo concerto. E, sempre per questo motivo, reputo Brunori il degno erede di cantautori, ormai, del passato del calibro di De Andrè, Gaber, Battisti e tutti gli altri.

Ma, come dice questo buon calabrese:

Secondo me, secondo me
Io vedo il mondo solo secondo me
Secondo me, secondo me
E scrivo al mondo solo secondo me
Chissà com’è invece il mondo
visto da te
”, quindi taccio e ascolto.



recensione di Michela Angeletti


Brunori Sas

Michela Angeletti

Michela Angeletti

Vorrei essere un fenicottero rosa per mangiare tutto il giorno gamberetti.