dino buzzati
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“I disegni di Dino Buzzati”, Palazzo Odescalchi, Roma – Recensione di Laura D.

Quando si narrano storie per passione, non lo si fa soltanto con la penna in mano: sono diversi gli strumenti che vi si possono sostituire, e a dimostrarlo appieno è Dino Buzzati.
Noto prettamente per la sua carriera di scrittore e giornalista, il bellunese è stato un personaggio davvero poliedrico, con interessi sparsi in campi molteplici: dal teatro alla pittura, passando anche per la musica, l’opera e la poesia.
Nessuna di questa sue passioni, però, è stata relegata alla stregua di un semplice passatempo, e questo è vero in particolar modo per quanto concerne la pittura.
Stando alle sue parole, infatti, Buzzati si sentiva molto più pittore che scrittore: romanzi e racconti, non a caso, sono stati da lui definiti come gli hobbies di “un periodo alquanto prolungato”.
Vicino al movimento del surrealismo, cui possono ricondursi i temi insoliti e vagamente inquietanti reificati in abbinamenti cromatici che spesso stridono, Dino Buzzati ha un approccio dilettantistico che tuttavia non impedisce di ammirarne i risultati.
Altre correnti cui lo si può ascrivere sono la metafisica, con evidenti echi dechirichiani, e la pop art, che si esplicita nelle chiare influenze del fumetto delle sue storie dipinte.

Il romanziere ha poi più volte spiegato che tanti dei suoi racconti sono nati prima come tavole illustrate che come inchiostro sulla carta; il caso più celebre è quello de La Famosa Invasione degli Orsi in Sicilia, pubblicata sul Corriere dei Piccoli.
Non poteva essere che un mondo magico quello scritto e portato sulla tela da Buzzati, cresciuto tra i libri della grande biblioteca di famiglia e il granaio che si diceva fosse infestato dallo spirito di un vecchio fattore.
Tra le sue pagine l’assurdo diviene ordinario, localizzandosi sempre al confine tra il fantastico e il surreale, permettendo così a lettore di farsi domande e guardare il mondo da un’altra prospettiva.
Con il pennello, dunque, Buzzati continuava a narrare le sue storie e niente può esemplificarlo meglio de Il Babau, un olio su tela dipinto nel 1967. Si tratta, per altro, di una delle ultime opere alle quali ha messo mano prima della sua scomparsa, avvenuta il 28 gennaio 1972 a causa di un tumore al pancreas.
Il Babau è stato lo spauracchio di tutti noi bambini: nero e dalla forma oblunga, quello di Buzzati fluttua nei cieli della notte.
Maestoso nell’aria, ricorda quasi il Drogo de Il Deserto dei Tartari, condannato a un’esistenza che si consuma via via nel tempo e nella solitudine assoluta.
Quello del Babau, però, è un sorriso amico, non il ghigno compiaciuto di chi vuole far spavento. Per Buzzati, infatti, questa creatura si trasforma da carnefice a vittima un’umanità che non ha saputo comprenderlo, se non nella sua componente infantile.

Questa ed altre opere di Dino Buzzati saranno esposte giovedì 28 aprile in occasione di un’Asta di Arte Moderna e Contemporanea organizzata e promossa da Minerva Auctions.
Un motivo in più per andare risiede nella cornice della mostra e della vendita all’incanto: lo splendido Palazzo Odescalchi a Roma.


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