Gazzelle

In un giorno di questi dove curo minuzioso il mio nuovo tatuaggio e maltratto i miei polmoni mi è venuta voglia di salire un po’ in alto dove l’aria è pulita, di vedere una luce diversa che attraversi foglie e rami, così ho messo prima un piede sulla scaletta conforme alle norme sulla sicurezza delle case sugli alberi e poi l’altro piede e sono salito. Me ne stavo lì seduto su questo divanetto niente male, non vi dico la fatica per salirlo, quando mi arriva una ventata musicale, synth-pop e parole pazzesche. Un racconto lucido della fine, della fine di quello che vi pare, espresso con una malinconia semplice che fa venire voglia di cantare a squarciagola, oppure da ascoltare in un luogo intimo. È la voce di Flavio che ora per tutti è Gazzelle, che per chi non lo sapesse è romano, sfocato, giovane e misterioso. Il 3 Marzo è uscito il suo primo album dal titolo Superbattito per Maciste Dischi.
Mi sporgo dall’ingresso della casa e metto la testa in giù, lo invito a salire, lui mi dice che farà presto, che porta coni gelato e zucchero filato.

ANDREA RANDIELLE: Hai definito la tua musica Sexy Pop. Cosa intendi?

FLAVIO PARDINI: In realtà l’ho detto così per giocare. Però forse alla fine ci credo un po’ davvero. Sia la musica che i testi vorrei che fossero la colonna sonora di amori altrui, di storie strampalate, di labbra che si mordono insieme.

ANDREA: Superbattito è il risultato di un progetto studiato a tavolino oppure è la sintesi di qualcosa di immediato, qualcosa nato di getto, mi viene da dire un progetto “sfocato” come le tue foto e apparizioni in video? E poi, perché hai scelto come titolo dell’album proprio Superbattito?

FLAVIO: SUPERBATTITO non lo so ancora cos’è.
Credo ci voglia tempo anche per me per capire quello che è. Di sicuro è qualcosa che avevo la necessità di fare, e di farlo ora. Averlo fatto per me è già un successo enorme. Una delle poche cose che ho portato a termine nella mia vita. Il titolo è la sintesi di un sacco di cose ed emozioni che sono all’interno del disco. Tachicardia.

ANDREA: Credevo, per mio gusto personale, che l’ultimo vero romantico dell’indie italiano fosse Niccolò Contessa de I Cani, ma dopo questo tuo primo album mi sono ricreduto. Ti identifichi in questo? E poi, ti piace la poesia? Se sì chi sono i tuoi poeti preferiti?

FLAVIO: Non saprei, credo che le mie canzoni siano abbastanza romantiche, però un romantico graffiato, sporco. Non mi piacciono troppo le smancerie. La poesia mi piace molto, quando ero piccolo scrivevo delle cose. Di recente ho letto un libro di poesie di Bukowski, che si chiama Quando eravamo giovani, bellissimo.

ANDREA: Cosa ci facevi nell’inverno del 2006 a Londra in un locale gay?

FLAVIO: Pensavo non fosse un locale gay in realtà, ma poi ero entrato e si beveva molto bene, c’era una bella atmosfera. Sono rimasto lì per ore.

ANDREA: Quanto la tua musica dipende da Roma (e, quindi, dal panorama romano che ti ha preceduto)? Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato maggiormente?

FLAVIO: Non lo so, mi faccio influenzare da un sacco di cose io. Non solo dalla musica. Roma ovviamente è lo sfondo di molti dei miei testi perché ci abito e la vivo molto. I primi dischi dei Thegiornalisti e de I cani mi hanno aperto molto la testa a livello di sonorità e credo che inevitabilmente mi abbiano condizionato. Credo sia un bene quando altri artisti riescano ad aprirti a nuovi mondi sonori.

ANDREA: In Greta canti “Abbiamo perso troppo tempo ad occupare il tempo“, è una critica alla vita interattiva/social di questa generazione annoiata oppure ti riferisci a qualcos’altro?

FLAVIO: No, è semplicemente un appunto al fatto che spesso ho perso molto tempo a cercare di fare qualcosa mentre a volte magari le cose migliori sono quelle che uno non fa. Si sbaglia meno.

ANDREA: “La memoria di ogni uomo è la sua letteratura privata” diceva Aldous Huxley, la letteratura è come la musica e, se penso a Zucchero filato, mi colpisce questa nostalgia dolciastra. Quando scrivi una canzone quanta importanza dài ai tuoi ricordi? Qual è il primo ricordo che hai di te cantautore?

FLAVIO: In realtà non ho una buona memoria ed è anche per questo che scrivo le canzoni, per cercare di sistemare i miei ricordi da qualche parte nello spazio e nel tempo. È il modo migliore che conosco.
Il primo live che ho fatto chitarra e voce nel sottoscala di un pub davanti ai miei amici è stato uno dei momenti più indelebili della mia adolescenza.

ANDREA: Qual è stata la prima cosa che ti è passata per la testa quando hai visto tutta quella gente sotto al palco al Monk di Roma e dopo i sei sold out ai tuoi concerti?

FLAVIO: Oh cazzo. :)

ANDREA: L’ultima domanda, una cosa che ti dà gioia? Oltre ai coni gelato.

FLAVIO: Andare in giro col motorino di notte in cerca di un panino buono da mangiare.
intervista di Andrea Randielle