la cosa più vicina alla vita

“La cosa più vicina alla vita. Lezioni sul nostro amore per i libri” di James Wood – Recensione di Ilenia Zodiaco

James Wood è il perfetto esempio di critica letteraria che riesce a diventare mainstream. I suoi articoli sul New Yorker sono arcinoti, ha consacrato negli USA autori come Elena Ferrante e Karl Ove Knausgard ma è altrettanto celebre per le sue stroncature (la recensione de Il gigante sepolto di Ishiguro è deliziosamente controcorrente).
Nel suo ultimo saggio La cosa più vicina alla vita, l’autore decide di associare all’acume dell’analisi letteraria la contemplazione dei propri ricordi. L’arte della narrativa è una felice commistione tra fatti e forma ma anche la vita, che nel suo svolgimento ci appare inafferrabile e tremula come l’immagine riflessa in uno specchio d’acqua, è comprensibile solo a posteriori. La decisione quindi di lasciare la propria patria d’origine, la scelta della professione di critico e scrittore, le memorie d’infanzia tra cui il ricordo di come si sia avvicinato alla letteratura, sono interpretabili in retrospettiva come un romanzo e ai romanzi sono continuamente ricollegati. I libri illuminano la vita, la vita illumina i libri.

Wood non ne fa un segreto: il romanzo è il suo genere prediletto, la cosa più vicina alla vita, o meglio, il mezzo più efficace per osservare una vita intera. Infatti, il romanzo – ampliando le scene e i dettagli, dando una forma alla vita – ci dà “una comprensione formale della struttura di un’esistenza”, con un inizio ed una fine, sviluppi, evoluzioni, fallimenti.

In narrativa abbiamo l’enorme privilegio di vedere come le persone si formano – come costruiscono loro stesse tramite finzioni e fantasie per poi scegliere di dimenticare e di reprimere quella parte di sé”.

Il romanzo però non è soltanto una grande finestra da cui osservare le vite altrui (e quindi la nostra). Ma è anche – e forse per prima cosa – uno spazio di libertà. Per il giovane James Wood, cresciuto in una piccola cittadina nel nord dell’Inghilterra, la lettura di vite altrui rappresentò una via di fuga da un contesto religioso stringente, una scappatoia dalla “tendenza all’occultamento“: le bugie sulle ragazze, sul proprio crescente ateismo, sui suoi desideri illeciti per la ristretta mentalità del luogo e del tempo. Nei romanzi – il terreno fertile della menzogna – invece tutto era concesso e tutto accadeva.

La narrativa introduce la doppiezza della vita romanzesca: assistere a quella libertà in qualcun altro è come avere un compagno, entrare in confidenza con l’altro”.

Ma le storie non sono sufficienti. L’altra lezione sulla scrittura, forse la più feconda a livello critico, riguarda i dettagli.

I dettagli non sono fedeli alla vita ma sono irriducibili. I dettagli sono le storie; enigmatiche storie in miniatura”.

Perché quest’ossessione per i dettagli? è dal tentativo di ricordare (e salvare dall’oblio) ogni pagliuzza di ciò che abbiamo vissuto che nascono le storie. Ecco perché gli scrittori non hanno la facoltà di dimenticare, osservano di più, osservano meglio, perché poi dovranno recuperare ciò che gli altri dimenticano: i dettagli. E i dettagli possiedono il massimo grado di artificio letterario (è nel dettaglio che si rivelano spesso le nature dei personaggi) e allo stesso tempo il massimo grado di vita (una bugia somiglia alla verità quando possiede i dettagli più accurati).
Cosa dà un’anima ad una storia? Lo scrittore che la racconta. Analizzando il racconto Un bacio di Cechov, Wood arriva a questa semplice ma fondamentale constatazione:

La storia che ci raccontiamo nella nostra testa è la più importante perché siamo espansionisti interiori, sognatori comici”.

Una storia è sempre diversa, se raccontata da più soggetti. Ma è la forza dei dettagli recuperati a fare la differenza tra una semplice storia e la letteratura.
I romanzi non sono altro che il tentativo di raccontare cose perdute che non si vorrebbero perdere, sono i ricordi delle cose perdute, e custodendoli, sconfiggiamo e scongiuriamo la morte.

Il contributo più interessante del libro (per quanto già affrontati in altri lavori di Wood) forse riguarda proprio l’idea di critica letteraria. Ogni dì essa è data per morta, viene etichettata come inutile, obsoleta, autoreferenziale.
La critica letteraria in realtà non è che una metafora (e infatti spesso adotta la lingua della metafora). Il critico ricrea un’identità di vedute con il lettore: di fatto afferma: “Lavorerò per permettervi di vedere il testo come lo vedo io”. Questa è una forma d’arte, è una rinarrazione, una “creazione appassionata”.
Quando leggiamo libri come questi – con tutto il suo carico di immagini, intendimenti, intuizioni – non possiamo che pregare che la critica letteraria non muoia mai.

Voto: ●●●●○


recensione di Ilenia Zodiaco

Ilenia Zodiaco

Ilenia Zodiaco

La mia vita si basa su solide insicurezze. Bookaholic. Wannabe Editor. Telefilm, miopia e disfunzioni varie.