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La più amata” di Teresa Ciabatti, Mondadori, 2017 – canditato al Premio Strega 2017 – Recensione di Daniele Sartini

Mi sono bastate poche righe de La più amata per coglierne l’unicità. In modo inequivocabile, profondo, per certi versi viscerale, Teresa Ciabatti affonda la penna nella storia della propria famiglia, all’ombra di uno spaccato d’Italia infittito dal mistero, e lo fa rendendo invisibile il confine tra immaginazione e vissuto. Quasi a voler dare una valenza maggiore al percepito, a ciò che una bambina, lei, ha scelto di vivere, lasciando che quel mondo, che le fioriva intorno, prendesse le sembianze del castello di una principessa inarrivabile, lo specchio delle brame al quale chiedere chi fosse la più bella, la più preziosa, la più amata. Tutto ha un senso, segue un disegno, e porta sempre alla dimostrazione che è Teresa il fulcro intorno al quale ruotano gli altri personaggi del romanzo. In questo regno, che l’autrice dipinge con i crismi e le pennellate del miglior Pinturicchio, compaiono figure quali Licio Gelli, Raffaele Cutolo, Umberto Veronesi che, però, non riescono a togliere la scena a Lorenzo Ciabatti, padre, professore, marito, accentratore di potere.

La villa del Pozzarello, la piscina, il bunker, i capitali accumulati (e poi dilapidati), tutti elementi che apparentemente oliano alla perfezione l’ingranaggio dell’ostentazione, non sono altro che pretesti per amplificare la forza dei sentimenti, per alimentare il fuoco che arde dentro ogni favola. La società descritta ne La più amata fa sfoggio di una stratificazione nella quale si sale verso l’alto in base al prestigio, alla ricchezza, alle conoscenze. In alto verso l’apice. Verso lui. Il professor Lorenzo Ciabatti. Lui che tutto può, tutto controlla, che tutto muove a proprio piacere. Non tutto, però. Qualcosa gli sfugge perché, nella sua ingenuità di bambina, come una bambina qualsiasi, la piccola Teresa è l’unica a potersi accostare al potere senza correre il rischio di farsi male, dirigendolo a proprio favore.

Ma dietro ogni ascesa si nasconde la caduta dell’eroe, della nostra Teresa. E in questo La più amata non fa eccezione. Una caduta rovinosa, un ritorno alla realtà che ridimensiona le ambizioni, i sogni ma, senza dubbio, non l’amore. Perché questo romanzo, così intriso di potere, è un inno al sentimento, è la dimostrazione di quanto ricercare se stessi possa significare voler trovare tutti gli altri, senza paura, senza il terrore di accettarli per come realmente sono stati.

Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni e non trovo pace. Voglio scoprire perché sono questo tipo di adulto, deve esservi un’origine, ricordo, collegamento. Un motivo che mi ha resa tanto diversa… L’anno che mamma dormiva. Deve essere successo qualcosa. Qualcuno mi ha fatto del male. Ricordo, collego, invento. Cosa ha generato questa donna incompiuta.

Voto: ●●●●●

recensione di Daniele Sartini