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MARTEDISCHY vol. 2 di Valentina – I dischi non arrivano da Marte, ma di martedì.

Ogni disco ha il suo posto e il suo tempo. C’è un disco perfetto che ti accarezza la testa e ti mantiene calmo mentre cerchi parcheggio in centro, uno perfetto per quando porti fuori il cane alla mattina prestissimo e per terra c’è il ghiaccio e nel cuore pure. Un altro ancora è per quando finalmente trovi il tempo di buttarti nella vasca assieme alle palle di Lush che ti hanno regalato il natale scorso. Abbiamo solo bisogno di farci indicare la strada giusta, a questo serve Martedischy.


1.

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G. si insaponava le mani e poi se le passava sulla faccia: schiuma sulle palpebre chiuse, bolle incastonate tra le ciglia. Al pensiero stupido che rimanga cieco per sempre faccio un respiro carico d’ansia, che si blocca in gola. Non succede niente, mi dice. Poi mi racconta di quella volta in cui ha visto un’isola che era un vulcano nero in mezzo all’oceano Pacifico e la lava incandescente cadeva direttamente nell’acqua raffreddandosi e spegnendosi ed era uno spettacolo bellissimo, ma non succedeva niente. Come quando ti guardo, gli ho detto, come quando ti guardo.
Come quando è notte fonda e ci si ritrova con gli occhi spalancati ad aspettare che ritorni qualcosa: il sonno, una persona, un’altra mattina. E invece non succede niente.

H.E.R. – H.E.R. Volume 1



2.

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C’era un uomo sull’autobus che dormiva seduto nell’ultima fila con le caviglie appoggiate allo schienale del sedile davanti e le gambe tese, sembrava un’enorme ✓, di quelle che si scrivono vicino alle cose fatte delle liste. Io tornavo dalle vacanze da sola, i sorrisi li avevo chiusi nella stiva assieme alle valigie. Ho tirato le tende pesanti e scure ed il mare è scomparso, così, da un momento all’altro. Il rumore degli anelli che scivolavano sull’asta di metallo ha svegliato l’uomo, che non ha cambiato posizione ma ha visto me. E allora io ho cominciato a pensare forte, così forte che speravo riuscisse a sentirmi. Fai di me un paesaggio – dicevo nei pensieri all’uomo a forma di spunta – guardami distrattamente come si fa con la campagna che passa veloce fuori dal finestrino.
Questo è un disco bellissimo per viaggiare.

Hamilton Leithauser + Rostam – I Had A Dream That You Were Mine



3.

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Nel sogno di stanotte guardavo fuori dal finestrino; chiunque mi avesse visto fuori dalla vettura avrebbe visto anche la terra arida dal sole riflessa sul mio viso, la linea dell’orizzonte percorrermi lentamente gli zigomi e il naso. Una doppia esposizione naturale. Dopo un attimo era notte, tu guidavi pianissimo per via delle buche e perché non volevi fare rumore. Guidavi pianissimo e senza luci, la strada era illuminata soltanto da uno spicchio di luna. Poi al tre abbiamo acceso i fari e visto i bufali scappare, forse anche qualche gazzella, io potrei giurare su due giraffe che correvano scomposte. Nessuno sospettava di noi. E’ stato uno spettacolo bellissimo, i vestiti si appiccicavano un po’ alla mia pelle e un po’ a quella del sedile. Mi sono toccata la faccia, – ero io – mi sono legata i capelli con l’elastico che tengo sempre sul polso e che non uso mai – ero davvero io. Hai spento la macchina, abbiamo parlato tutta la notte illuminati dalla via lattea. Fuori avrebbe potuto succedere qualsiasi cosa. Keira significa pace.

Susso – Keira




rubrica di Valentina

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Valentina

Valentina

Io sono un promontorio: sporgenza di monte sul mare.