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Wisława Szymborska – Articolo di Ludovica Ricceri


Prospettiva

Si sono incrociati come estranei,
senza un gesto o una parola,
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.

Forse smarriti
O distratti
O immemori
Di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.

D’altronde nessuna garanzia
Che fossero loro.
Sì, forse, da lontano,
ma da vicino niente affatto.

Li ho visti dalla finestra
E chi guarda dall’alto
Sbaglia più facilmente.

Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.

E io, solo per un istante
Certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori,
con brevi versi occasionali
quanto triste è stato.

(da Due punti, Adelphi, 2006)


Circa un anno fa, forse un po’ di più, qualcuno mi regalò due brevi raccolte di poesie di Wisława Szymborska.
Non avevo letto nulla di quella poetessa eccezionale prima di quel pomeriggio estivo, quando il caldo ti porta a rinchiuderti in un centro commerciale.
Roberto Saviano parla di lei così: “Questa poetessa dal nome impronunciabile, Szymborska, polacca Wisława Szymborska, a me personalmente è sempre venuta in soccorso nei momenti più difficili; anche nei momenti più facili, ma soprattutto quando le cose sembrano essere complicate o ti stai perdendo: i suoi versi arrivano in soccorso”.
Penso che, allora, la sua biografia serva a ben poco. Per capire Wisława basta leggere le sue poesie, che sono così semplici e leggere da tenerti incollato a quelle strofe.

Con dolcezza, Wisława riesce a stupire.

Prospettiva è la poesia che mi porto dentro da quel giorno.
Ciò che viene descritto è parte del quotidiano: un uomo ed una donna che si incrociano casualmente, come estranei, e si innamorano.
O perlomeno questo è ciò che percepisce l’osservatrice di quella muta scena. Vuole rendere il lettore partecipe di quella tristezza che avverte nell’aver scrutato dall’alto quel sentimento ignorato. Qualcosa che è accaduto.
Così i protagonisti si lasciano andare, proseguono nella loro quotidianità, nelle loro vite distanti e forse simili e chissà se si ricordano, di tanto in tanto, di quel momento.
Un momento che la Szymborska definisce “triste”, cercando di far arrivare anche al lettore quella tristezza. Decide di condividerla.
E a lei bastano pochi dettagli per riuscirci.
Le sue parole risultano naturali ma eleganti: riesce ad accostare quelle poche immagini in maniera coesa, sofisticata, semplice.
Non so se le sue poesie siano davvero in grado di salvare qualcuno, di tirarlo fuori dal baratro. Ma di una cosa sono assolutamente certa: fanno innamorare.


articolo di Ludovica Ricceri